Cara sanità cosentina…

…qualche giorno fa, una macs che vuole restare anonima, mi manda queste due foto, trovate in bacheca presso il consultorio in cui esegue le sue visite.

Si legge male, per cui ve lo riassumo: ogni consultorio della provincia di Cosenza, non potrà eseguire più di 20 pap-test al mese gratuiti. Quelle che arrivano in ritardo, si attaccano.

Mi conoscete, a me piace prendere tutto con ironia. Però, davvero, non riesco a trovare un solo, piccolo spunto per ironizzare. 

Il pap-test a me ha salvato la vita, 20 anni fa.

Il pap-test è il più grande nemico del tumore al collo dell’utero.

Nel mondo la prevenzione è alla base della sanità.

Tranne a Cosenza.

Grazie eh! 

A Cosenza si muore per un alluce valgo (è terribile che nel mio libro, a dicembre, abbia scritto ironizzando che non ci si poteva permettere un alluce valgo e dopo due mesi una madre di famiglia sia morta proprio per questo).

A Cosenza se uno si è appena mozzato una mano, preferisce riattaccarsela con l’attak piuttosto che andare al pronto soccorso.

A Cosenza un paziente viene cazziato persino dal personale delle pulizie, perché mentre ha una crisi epilettica si è permesso di vomitare dove aveva appena passato il mocio.

Ci lamentiamo, scriviamo alle trasmissioni TV, scriviamo post su Facebook, ma nulla cambia.

Però ió questa volta zitta non sto.

Perché al grandissimo genio che ha avuto questa idea, voglio dire che 20 pap-test un consultorio normale li fa in meno di una settimana lavorativa.

Perché il consultorio nasce per accogliere la donna e tutti i suoi problemi.

Perché chi gestisce la sanità di una provincia, deve invogliare l’utente alla prevenzione, non fargli passare la voglia.

Perché leggendo questa circolare mi sono profondamente vergognata di essere di Cosenza.

Io, Antonella Mangano, al consultorio, devo avere la possibilità di andarci, sempre, e non sperare di avere il culo di essere tra le venti fortunate, va bene? E non mi si venga a dire che ci sono centinaia di altri posti in cui eseguirlo. 

Devo essere solo io a decidere dove farlo. 

Non una persona che prende migliaia di euro al mese per firmare circolari come questa e per decidere della mia vita e di quella di decine di migliaia di mamme, figlie, sorelle.

La sapete la storia del padrone tirchio del mulo? 

Ogni giorno dava al proprio mulo un po’ di cibo in meno. 

Un giorno lo trova morto ed esclama: “ma come? Proprio ora che l’avevo abituato a non mangiare”?

Cara sanità cosentina, tu stai facendo la stessa cosa.

Ma chiudo con una speranza.

Sono anni che la situazione peggiora. 

Adesso che avete toccato solo le donne, spero che le donne vi facciano vedere come si combattono le ingiustizie.

Antonella Mangano 

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