Un messaggio di una donna che vuole restare anonima.

Stanotte una mamma ha deciso di scrivermi per “protestare” bonariamente contro la mia faciloneria. 
Mi ha scritto che è sbagliato il messaggio che voglio dare alle donne che non riescono a restare incinte, che non è solo desiderandolo tanto che accade, ma spesso si va incontro ad un percorso lungo, doloroso dall’esito incerto.

Ecco a voi, a lei, ed a tutti quelli che si soffermano alle apparenze, la mia risposta:

Buongiorno S., 

Ti rispondo poiché condividiamo alcuni momenti di vita, ma solitamente le persone che si fermano alle apparenze non sono le mie preferite.

Ma forse mi conosci poco, e credi io sia solo un profilo FB divertente e nulla più…

Se mi conoscessi solo un poco di più, sapresti che per due anni ho preso tanto di quel serofene da avere quasi il distacco della retina.

Se avessi letto i miei racconti, a volte mi è capitato di scrivere con ironia dei momenti che, vissuti, di ironico non avevano nulla, tipo quando mio marito mi inseguiva per tutta la casa con la puntura di gonasi (sono terrorizzata dagli aghi, ma dovevo farla) e restavo a piangere sul letto gridando al cielo, alla terra ed a tutto ciò che mi circondava che non era giusto, che volevo solo avere un bimbo.

Del mio allontanamento dal Signore all’ennesimo caso di neonato abbandonato e morto (perché non l’hai mandato a me?).

Magari non sai che dopo due anni di questi trattamenti, di monitoraggi follicolari e tantissimi soldi spesi, di un’isteroscopia talmente dolorosa, fatta da una dottoressa stronza, da farmi vomitare, di un’isterosalpingografia che mi ha messa su una sedia a rotelle per una giornata (dolore più vicino al parto che io ricordi), fatta per levarmi il dubbio che le tube fossero aperte, ed infine di una iui che mi provocò un ritardo di 11 giorni in cui fui convinta di aver esaudito il mio desiderio (ed il conseguente ciclo che mi fece perdere per qualche settimana il lume della ragione), e non dimentichiamoci della mia bellezza sfiorita ed imbolsita da 13 kg di ormoni, alla fine ho deciso di optare per la fivet.

Tu non lo sai, perché la Mangano appare come la superficialona ridanciana e niente è più bello che giudicare, ma in questo percorso ho avuto vicino un uomo che venero che a sua volta è stato chiuso nei cessi degli ospedali, la maggior parte delle volte sporchi, a fare il suo assurdo dovere.

Non sai della mia famiglia che mi diceva di smettere e del mio rispondere “a 50 anni non vorrò guardarmi allo specchio e sputarmi in faccia perché non ho provato di tutto”.

Non sai della rabbia nel sentirmi dire che “tutto funziona perfettamente, devi solo rilassarti”. Perché magari con una diagnosi avrei potuto trovare anche la cura.

Non sai nemmeno che una volta deciso per la fivet, in un lontano day hospital di 5 anni fa, mi trovarono un’enorme cisti creata dall’esagerazione di farmaci presi, che rimandò il tutto, e che a me, trombofiliaca, diedero una fortissima pillola anticoncezionale per farla riassorbire e procedere con la fecondazione.

Non sai nemmeno che nei mesi di attesa, chiamarono mio marito, e alla mia faccia speranzosa mentre aspettavo che mi dicesse cosa volevano, dovette rispondere la verità, come sempre abbiamo fatto l’uno con l’altra e fu costretto a confessarmi che avevano trovato il suo seme talmente attivo ed efficiente da chiedergli se volesse diventare donatore per fecondazione eterologa. Credo tu immagini il mio stato d’animo e non c’é bisogno che ti dica tutte le volte che gli ho consigliato di lasciarmi per trovare una donna vera che riuscisse a dargli un figlio, ma non sai che il capolavoro di uomo che mi ritrovo, fino al momento del concepimento di Mia, ha continuato a dirmi che per lui la famiglia eravamo lui, io ed i nostri pelosi e che non aveva nessuna necessità di diventare padre (ho scoperto la realtà solo quando è scoppiato a piangere alla prima ecografia, quando ha visto lo sfarfallio del cuore della sua creatura).

Infine, non sai di quando finalmente la cisti è rientrata e sono andata a fare il day hospital per la fecondazione e due luminari durante la eco non hanno visto la sacca gestazionale e mi hanno prescritto una puntura da fare in pancia per farmi arrivare il ciclo. 

Non sai della preghiera di mia sorella di fare prima un test di gravidanza e della mia cocciutaggine, poiché essendo priva di qualsiasi farmaco da mesi, ritenevo impossibile essere in attesa.

Non sai del divertente aneddoto del test preso al discount poiché spendere altri 15€ (come dieci volte precedenti) inutilmente era da coglioni.

Non sai della mattina del 5 settembre 2013, quando quel test mi presentò due lineette al posto della solita, stronza, unica e cattiva. 

E non sai del mio essere assolutamente certa che fosse a causa del test da poche lire che era falsato.

Si, S.

, hai ragione.

Non si resta incinte per opera dello spirito Santo.

Ma se permetti, io mi sono fatta un’idea.

Credo che lassù qualcuno, conoscendo la mia dote (la scrittura), abbia deciso di farmi attendere tutto quel tempo, non per farmi raccontare quanto scritto finora.

Ma per regalare una cosa a cui tu non hai pensato: la speranza. 

Con stima.

Antonella 

5 pensieri su “Un messaggio di una donna che vuole restare anonima.

  1. Francesca ha detto:

    si può voler bene ad una a persona a prescindere? non fai parte del mio quotidiano, non ti conosco, non ti vivo nè ci frequentiamo o incontriamo anche solo per un caffè o una passeggiata…però quando ti leggo, ti sento così tanto vicina che la risposta alla mia domanda è e non potrebbe essere diversa: un enorme SI! Love you ❤️

    Mi piace

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