Parolacce e figli

Quando diventi genitore non puoi più dire parolacce, per lo meno in presenza di tuo figlio. 

In realtà sarebbe buona norma non dirne più in assoluto, così perdi proprio il vizio, ma visto che una sana parolaccia detta al momento giusto al giorno leva lo psichiatra di torno, ti limiterai a non dirne davanti alla tua creatura dal suo primo anno di vita in poi poiché ripete tutto, com’è corretto che sia, per farsi un proprio vocabolario.

E quando il destino avverso decide che tu stia per esplodere nella migliore delle parolacce detta nel momento perfetto, ti accorgi di avere un paio di meravigliosi occhioni che ti fissano sempre.

Quindi, nell’esatto istante in cui il cervello dà l’impulso alle corde vocali, la bocca forma la parola ma un omino bacchettone che hai messo a lavoro nella tua testa ti grida stoooop, l’unica cosa che puoi fare è correggerti sul campo.

Inventerai, quindi, neologismi che suonano più o meno come “vaffanfuffffo”, o “cazzuoliamo”. 

Ricordo ancora la prima volta che lasciammo Mia (con cui avevo vissuto in simbiosi fino a quel momento) all’asilo. 

Col milanese entrammo in auto e magicamente, senza che nessuno ci pensasse, tutte le parolacce sospese in quegli anni sgorgarono dalla nostra bocca violente, dotate di vita propria, come se stessero aspettando impazienti quel momento. Sono certa di aver detto parolacce mai dette in vita mia in quel momento. Roba vastasa assai… Mi arrivò persino una chiamata sul cellulare dal Venezuela, e  quando risposi era il peggior bar di Caracas che mi diceva che eravamo troppo volgari per la sua clientela.

Insomma, tutto questo per il bene della propria innocente creatura. 

E mi sta venendo su bene, sapete? A parte che è una chiacchierona (somiglierà al peloso, ma almeno il carattere è il mio), dice parole difficili perfettamente, canta in inglese canzoni che io a malapena ho sentito una volta, ha una passione per i tormentoni estivi e ha già alcune sue hit preferite. 

Per i suoi 4 anni, insomma, devo dire che ha un corposo vocabolario.

Stamattina pensavo proprio a questo, la guardavo orgogliosa che mi diceva che voleva “annaffiare la zucca di mamma per usarla ad halloween”. 

Le ho detto, emozionata, che lei è la mia felicità.

E lei, con gli occhi pieni d’amore e quella vocina da cartone animato che si ritrova 
mi ha risposto: “siiii quant’è puttana questa felicità”.

Grazie Thegiornalisti… 

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